La giovane vampira e altri misteri: intervista a Elena Furlan

La casa editrice Edizioni Hypnos ha pubblicato un’antologia dedicata ai racconti di J. H. Rosny aîné, curata e tradotta da Elena Furlan. La giovane vampira e altri misteri raccoglie quindici storie dell’autore francese ed è impreziosita dall’illustrazione Kjærlighet og smerte (1895) di Edvard Munch in copertina e dalla post-fazione di Ivo Torello.

La giovane vampira e altri misteri

Pubblicato da Edizioni Hypnos nella collana Impronte, La giovane vampira e altri misteri è l’antologia di racconti dedicata all’autore francese J. H. Rosny aîné. Curata e tradotta da Elena Furlan, il volume raccoglie quindici storie, tra cui il romanzo breve omonimo e Un altro mondo. In copertina troviamo l’opera Kjærlighet og smerte (1895) di Edvard Munch, mentre la post-fazione è a cura di Ivo Torello, autore e art director della casa editrice.

Abbiamo chiesto a Furlan di parlarci di questo autore ancora poco conosciuto in Italia e dell’antologia da lei curata. Di come sia entrata in contatto con i racconti di Rosny aîné e di come questo incontro «cercando a casaccio qualcosa di interessante da ascoltare», racconta, sia sfociato nella pubblicazione di questo volume. Ne abbiamo approfittato per parlare dello stile di questo autore e dei temi trattati nelle sue storie, di come «la sua attenzione al meraviglioso scientifico» differisca dall’orrore cosmico di Lovecraft e di come Émile Zola «ebbe un’influenza fondamentale sulla formazione letteraria di Rosny».

Di seguito trovate l’intervista completa, la sinossi de La giovane vampira e altri misteri, un passaggio della post-fazione di Ivo Torello e una breve biografia dell’autore.

L’intervista a Elena Furlan

Domanda: Quando e come hai scoperto i racconti di J. H. Rosny aîné?

Furlan: Mi sono imbattuta ne La giovane vampira nell’autunno del 2019, cercando a casaccio qualcosa di interessante da ascoltare nella sezione letteratura fantastica del sito francese litteratureaudio.com. Il romanzo breve è stato talmente una sorpresa che ho deciso di approfondire l’autore, di cui conoscevo soltanto il celeberrimo La Guerra del fuoco.

D: Come definiresti lo stile di Rosny aîné all’interno del genere weird?

F: Lo definirei… strano. Strano perché offre punti di vista e prospettive insolite per il genere, se lo intendiamo nel senso tradizionale. In questo c’è l’evidenza della modernità di Rosny. Nel contesto di quelli che si possono considerare gli albori della letteratura di genere fantastico, l’autore offre al mostro, al diverso, all’anomalia, la possibilità di esprimere il proprio punto di vista, lo spoglia di quella sinistra connotazione di minaccia, tanto comune in altri autori. Da un punto di vista di stile scrittorio, l’influenza del naturalismo è fortissima, e comporta l’adozione di una narrazione asciutta, curata ma il più possibile libera da ampollosità di derivazione gotico-romantica.

D: Il weird di Rosny aîné differisce dal “classico” (ma più che di classico, forse dovremmo parlare di più conosciuto o più noto) Lovecraft? E se sì, come?

F: Laddove Lovecraft parla di orrore cosmico, Rosny rivolge la sua attenzione al meraviglioso scientifico: il sovrannaturale è un mistero non ancora spiegato dalla scienza, e nell’ignoto si nascondono possibilità di progresso, più che terrori incombenti. L’elemento di minaccia sembra derivare dall’ignoranza e dagli aspetti ferini dell’animo umano.

D: Volendo fare un paragone col weird dei giorni nostri, ci sono autori affini al suo stile?

F: Per quella che è la mia esperienza, il weird contemporaneo pare piuttosto lontano dall’atteggiamento di aperta indagine non giudicante nei confronti dei fenomeni, dimostrata da Rosny nella sua opera. Eppure, ci sono autori che mi sembrano seguire una propria agenda critica in maniera libera e autonoma, pur sfruttando la modalità weird e i suoi loci. In questo mi sentirei di considerarli affini, in quanto utilizzatori di una modalità in maniera innovativa. Mi vengono in mente LaValle negli Stati Uniti e Torello in Italia (non a caso è proprio di quest’ultimo la postfazione all’antologia). Certo, non si possono definire letteralmente affini a Rosny e alle poetiche del merveilleux scientifique, ma la libertà con cui si appropriano della materia prima del genere (o della modalità, se vogliamo dirla con Mark Fisher) per portare avanti i propri discorsi e raccontare le proprie storie, mi evoca lo stesso senso di liberatoria meraviglia che ho provato di fronte al franco/belga con le sue creature da altre dimensioni. Altre affinità, fuori dal mondo della fiction, eppure restando nel campo del meraviglioso e dello stupefacente, le ho trovate con Richard Mabey (Il più grande spettacolo del mondo, L’elogio delle erbacce) e Merlin Sheldrake (L’ordine nascosto).

D: Com’è nata l’idea di una raccolta dedicata all’autore?

F: Il caso ha voluto che proprio nei giorni in cui scoprivo Rosny, venisse citato nel numero 10 di Hypnos Magazine (“La letteratura del terrore in Francia”, di Cesare Buttaboni), e a quel punto ho cominciato a selezionare ulteriori racconti da proporre alla Hypnos per una eventuale pubblicazione.

D: Cosa ti ha portato a scegliere i quindici racconti selezionati e perché intitolare la raccolta proprio a La giovane vampira?

F: La giovane vampira dà il titolo alla raccolta in quanto essendo un romanzo breve ho ritenuto meritasse una sorta di posto d’onore. La produzione di Rosny è straordinariamente varia, e non tutta affine ai temi trattati dalle Edizioni Hypnos. Ho comunque cercato di selezionare un campionario il più possibile ampio, che spaziasse dai racconti neri più vicini alle tematiche di un naturalismo di stampo zoliano, a testi che rivolgono l’attenzione al sovrannaturale, sempre inteso come natura non ancora indagata dalla scienza. La mia intenzione era quella di permettere al lettore di scoprire ed esplorare questo autore così immeritatamente trascurato fuori dall’area francofona, almeno fino a tempi molto recenti.

D: Quali sono i temi su cui l’autore si concentra nei racconti selezionati e come vengono trattati?

F: Come ho detto, i temi sono vari, e varia è giocoforza la trattazione. Ritengo che il legante fondamentale sia l’approccio non giudicante di matrice scientifica: il mostro umano e l’anomalia vengono presentati tali quali sono, senza suggerire esplicitamente al lettore le emozioni che dovrebbe provare al riguardo, senza emettere un giudizio morale. Questo però non rende la letteratura di Rosny fredda e distaccata: proprio adottando o descrivendo il punto di vista del diverso, permette una forma di coinvolgimento, a mio modo di vedere, particolarmente vivida e autentica. Interessante è anche la caratura psicoanalitica di certi racconti, che possono aprire a riflessioni e interrogativi ulteriori: quando si sviluppa in noi il senso dell’irreparabilità di certe azioni? Da dove origina il nostro senso del sé, e come possono convivere in uno stesso individuo pulsioni opposte?

D: Quali autori consiglieresti di leggere per meglio contestualizzare i racconti di Rosny aîné (sia non-fiction che fiction, non per forza di genere weird)?

F: Seguendo la strada aperta dalla postfazione al volume, per approfondire e farsi un’idea di prima mano su quale potesse essere in quegli anni la visione di uno scienziato, suggerirei le opere di Camille Flammarion. Dalla paleontologia al paranormale, passando per la fiction, Flammarion indagò e scrisse di tutto. Ma dato che un lettore potrebbe non aver voglia di assorbire una quantità di dati sconfessati solo per “farsi un’idea del clima”, la storia della scienza curata da Paolo Rossi potrebbe essere una valida alternativa. Riguardo alla fiction, per quanto possa sembrare strano, Émile Zola. Il capostipite del naturalismo ebbe un’influenza fondamentale sulla formazione letteraria di Rosny, che successivamente teorizzò, insieme a Maurice Renard, l’applicazione di un metodo di osservazione scientifico alla narrativa fantastica.

Sinossi La giovane vampira e altri misteri

La giovane vampira e altri misteri raccoglie quindici storie del celebre autore francese, a partire dal romanzo breve La giovane vampira, fulgido esempio di quel merveilleux scientifique teorizzato proprio in quegli anni da Maurice Renard. Tra i testi inclusi nella raccolta, curata da Elena Furlan, il romanzo breve Un altro mondo e L’assassino sovrannaturale, tra i suoi racconti più rappresentativi.

Dalla postfazione di Ivo Torello

Rosny aîné diviene un’altra incarnazione dello spirito fin de siècle, insieme a Flammarion, ai decadenti, ai simbolisti e a chi già guarda al modernismo. Uno spirito che accoglie quasi con soddisfazione il crollo di tante certezze e aspira con rinnovato ottimismo al futuro, e che darà origine alle avanguardie. Come in Flammarion, la scienza convive in armonia con l’umanesimo, la filosofia con l’arte, la spiritualità con la politica. Rosny aîné continua a muoversi tra estremi che oggi appaiono profondamente inconciliabili, ma che a cavallo tra XIX e XX secolo non solo coesistevano pacificamente (o quasi), ma generavano un fecondo caos dell’immaginazione.

Uno degli aspetti più sorprendenti e innovativi della letteratura di Rosny aîné è il trattamento riservato al diverso: tutt’altro che semplice mostro (possibilmente da distruggere o dal quale essere distrutti) nella sua opera diventa un enigma da comprendere e accogliere in seno a una realtà sempre più ampia. Accade nella “Giovane vampira”, e ancor più in “Un altro mondo”, straordinario racconto del 1895 che preconizza con largo anticipo la fauna invisibile di “From Beyond” di H.P. Lovecraft.

J. H. Rosny aîné

Pseudonimo di Joseph-Henri Honoré Boëx, nato a Bruxelles il 17 febbraio 1856 e morto a Parigi il 15 febbraio 1940, Rosny aîné è stato scrittore, saggista e filosofo belga naturalizzato francese. Insieme al fratello minore Séraphine-Justine-François Boëx (Bruxelles, 1859 – Ploubazlanec, 1948) formò un sodalizio letterario e i due esordirono nella letteratura con lo pseudonimo J. H. Rosny, firmando il romanzo Nell Horn de l’Armée du Salut (1886), ispirato al realismo e al naturalismo. Nel 1887, i due fratelli sottoscrissero il manifesto Manifeste des cinq con cui si allontanavano dal naturalismo. Il 1909 vide la fine della collaborazione tra i due. Séraphine-Justine-François proseguì nella scrittura col nome J. H. Rosny Jeune (J. H. Rosny giovane), mentre il maggiore con quello di J. H. Rosny aîné. Con questo pseudonimo, riuscì a unire naturalismo e fantastico, diventando uno dei precursori francesi della moderna fantascienza, insieme a nomi noti come Jules VerneAlbert RobidaGaston Leroux e Gustave Le Rouge.

Se hai domande o vuoi suggerirci un progetto da seguire, scrivici!

Articoli correlati