La recensione di Capitalpunk, romanzo finalista al Premio Urania 2019

In un mondo dove il Capitalismo e il Libero Mercato sono l’unico credo dell’uomo, Captain Capitalism si erge in difesa dei suoi valori contro Democracy e i suoi Esuberi. La nostra recensione di Capitalpunk, romanzo finalista al Premio Urania 2019.

La recensione di Capitalpunk di Lorenzo Davia

«Non esiste altra economia che quella capitalista e Adam Smith è il suo profeta». Questo il Primo Comandamento del Capitalismo e del Libero Mercato che apre il libro e, quindi, la nostra recensione di Capitalpunk, il romanzo di Lorenzo Davia, finalista al Premio Urania 2019, pubblicato da Kipple Officina Libraria.

Interessati dalla sinossi di questa storia, che trovate nel nostro articolo di segnalazione, abbiamo intervistato l’autore nel nostro podcast Le interviste di Fantasy Voice, che vi invitiamo ad ascoltare e che potete recuperare infondo a questa pagina.

Incipit: Captain Capitalism e i difensori del Capitalismo

Capitalpunk è ambientato in un mondo futuristico dove il Capitalismo è l’unica religione, con i suoi Dieci Comandamenti, i suoi profeti e i suoi detrattori. Non esistono più Stati o Enti governativi, ma solo Società per Azioni. Anche la sicurezza è affidata a questo genere di organizzazioni, come i Carabinieri S.p.a. o la Polizia di Stato S.p.a.

L’equilibrio del Libero Mercato, però, è minacciato da Democracy, un Esubero che ha raccolto intorno a sé altri come lui e attacca i mercati e le compagnie, minando le fondamenta del credo Capitalista. Per far fronte a questa emergenza, Captain Capitalism e le altre Risorse delle società europee dovranno unirsi in una grossa joint venture e combattere fianco a fianco contro il nemico. Ma una oscura verità su Captain Capitalism e sul Capitalismo sta per venire fuori e cambierà il futuro per sempre.

La nostra recensione di Capitalpunk

Le Risorse Postumane: tra influencer e supereroi

In questo futuro immaginato da Lorenzo Davia, le società si sono dotate di Risorse Postumane, solitamente esseri umani modificati dalla tecnologia e dagli esperimenti bellici. Acquisite capacità particolari, queste persone vengono assunte dalle organizzazioni per operare in loro rappresentanza, a metà tra testimonial e manager.

Se è vero che le Risorse vengono utilizzate per migliorare l’immagine aziendale, diventando veri e propri asset di marketing e comunicazione, è anche vero che tocca a loro combattere per l’azienda alle gare d’appalto. Sì, perché da quando il Capitalismo è l’unica religione, le gare d’appalto si decidono con vere e proprie competizioni sanguinarie dove le Risorse Postumane si sfidano a chi arriva prima dal cliente con la proposta dell’azienda per cui si lavora. Sempre che si arrivi, ovviamente…

Ecco, quindi, che vediamo scendere in campo Captain Capitalism, rappresentante della Banca Solare e difensore del Libero Mercato con i suoi poteri derivati da un’altra dimensione; HeavyMetal, con il potere di controllare le nanomacchine con la mente, rappresentante dell’omonima società di tecnologia e comunicazione; il Barbaro, con il suo corpo ricoperto di muscoli che rappresenta un marchio di barrette energetiche. La lista potrebbe continuare, ovviamente.

La recensione di Capitalpunk di Lorenzo Davia

Una storia di supereroi

Capitalpunk si sviluppa come potrebbe fare un fumetto della Marvel. Quando l’equilibrio presentato all’inizio della storia viene messo in pericolo, un gruppo di potenti (solitamente i Governi, qui le più grosse Società per Azioni) mettono insieme una squadra speciale di supereroi che elimini il problema. Ovvero, che preservino lo status quo di chi li ha messi in campo.

Perché, come evidenzia molto bene Davia nel suo romanzo, i cattivi sono tali perché cercano di portare un cambiamento nella società protetta dall’eroe. Nel caso di Capitalpunk, il cambiamento che vuole adoperare Democracy è tale da minacciare il Capitalismo stesso e questo non può essere sopportato da chi ne trae vantaggio.

Tuttavia, la verità non è mai una. Captain Capitalism ed HeavyMetal scopriranno a loro spese i danni che il Capitalismo sta portando al Pianeta e saranno chiamati a scegliere se rimanere fedeli al loro credo, il Libero Mercato, o se divenire il motore che sconvolgerà il mondo e adoperare loro stessi il cambiamento auspicato dal cattivo.

L’importanza delle alternative

Il finale di Capitalpunk, che non ci teniamo a spoilerare, mette in luce l’importanza che le alternative possono avere per l’umanità. Il romanzo non vuole essere un inno al Capitalismo, ma nemmeno un’aperta accusa al sistema del Libero Mercato, che comunque tratta in maniera molto cruda e distopica. Davia non usa i suoi supereroi per distruggere un sistema corrotto e fondarne uno migliore, ma lascia al lettore varie possibilità. Il messaggio dell’autore e del romanzo sembra, quindi, essere un invito a valutare tutte le alternative possibili prima di fare una scelta. La nostra recensione, invece, è un aperto invito a leggere Capitalpunk.

L’intervista a Lorenzo Davia

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