La recensione de Gli inganni di Locke Lamora, il romanzo di Scott Lynch

Gli inganni di Locke Lamora di Scott Lynch arriva in Italia per Oscar Mondadori e segna l’inizio della saga The Gentleman Bastard. La nostra recensione firmata dall’autrice de La Rosa Bianca, Barbara Poscolieri.

Gli inganni di Locke Lamora di Scott Lynch

Gli inganni di Locke Lamora è il primo volume dell’ambiziosa saga dei Bastardi Galantuomini di Scott Lynch, di cui vi avevamo segnalato l’uscita nel nostro precedente articolo. Il progetto prevede al momento sette libri, di cui i primi tre già pubblicati e tradotti in italiano da Mondadori. Gli inganni di Locke Lamora è disponibile su Amazon al prezzo di copertina di 18€.

Locke Lamora, professione Bastardo Galantuomo

Protagonista è il Locke Lamora del titolo, presunto orfanello che fin da piccolo, prima ancora di entrare a far parte più o meno volontariamente di bande di ladri e truffatori, mostra le sue grandi doti di scippatore e quelle ancora più grandi di imbroglione. Prima di ogni altra cosa, infatti, Locke sa mentire, fingere, camuffarsi, creare nuove identità. Ladro per vocazione, le sue non sono semplici rapine, ma vere e proprie messinscene per truffare i nobili. C’è solo un piccolo problema: nella città di Camorr vige la legge segreta, stipulata tra il duca e le stesse bande di malfattori, secondo cui la nobiltà non deve essere derubata.

Non stupisce quindi che con l’operato suo e della sua gang, i Bastardi Galantuomini appunto, Locke finisca per mettersi contro, in un modo o nell’altro, praticamente tutti. Nobili, criminali, capibanda più o meno potenti, spie al servizio dell’una o dell’altra fazione, persino maghi: Locke e i Bastardi Galantuomini si ritroveranno incastrati in un gioco pericoloso con troppi partecipanti e dovranno contare proprio sulle loro abilità di doppiogiochisti per salvare la pellaccia.

La storia di Locke Lamora continua nel secondo romanzo della saga The Gentleman Bastard: I pirati dell’oceano rosso.
La storia di Locke Lamora continua nel secondo romanzo della saga The Gentleman Bastard: I pirati dell’oceano rosso

La malavita di Camorr oltre i Bastardi Galantuomini

Tra i criminali di Camorr si ritrova un’ampia varietà di antagonisti che riesce a coprire quasi tutto il panorama degli stereotipi del “cattivo. Tenendo bene a mente che Locke non è un eroe e che ben si inserisce in questo panorama, rappresentando egli stesso lo stereotipo di un novello Robin Hood. Abbiamo, quindi, il classico “cattivo-buono”, ossia il capo criminale che comanda le strade con il coltello pronto a colpire: è duro e spietato, ma paradossalmente Camorr ha bisogno di uno come lui perché serve sempre qualcuno che controlli la malavita e che si opponga al caos. Ma non temete perché qui abbiamo anche il “cattivo-cattivo”, il Re Grigio, colui che vuole spodestare il capo riconosciuto e che non esita a utilizzare tutti i mezzi e le persone di cui dispone, magia inclusa. Chi uscirà vincitore da questa lotta per il potere?

Ovviamente non ve lo spoilero, ma state pur certi che Locke e i suoi Bastardi Galantuomini ci finiranno in mezzo con tutte le scarpe. Infine, non possiamo certo dimenticare il Ragno, cioè quello che “non si capisce se è buono o cattivo, ma fa dannatamente bene il suo lavoro”. Il lavoro per Camorr e il lavoro per il libro, perché la sua figura misteriosa aleggia su tutti quanti, ora alleata e ora nemica. Maschere su maschere per una storia in cui niente è come sembra. O forse sì?

La storia di Locke Lamora continua nel terzo romanzo della saga The Gentleman Bastard: La repubblica dei ladri.
La storia di Locke Lamora continua nel terzo romanzo della saga The Gentleman Bastard: La repubblica dei ladri

Voce, stile e ambientazione

Sul protagonista, quindi, si sviluppa una trama che abbraccia la vita di Locke dalla fanciullezza all’età adulta. Scott Lynch lo fa con una narrazione non lineare, fatta di numerose interruzioni, interludi, finestre che si aprono sul passato di Locke e dei suoi amici e persino di brevi stralci di approfondimento che di narrativa hanno ben poco. Chi predilige una lettura più lineare potrebbe storcere il naso o trovare difficoltà a seguire la storia, specie nei capitoli iniziali. Personalmente ho trovato ben gestiti questi salti temporali, utili a mostrare eventi precedenti al presente narrativo.

Ciò che rimane stabile e coerente dall’inizio alla fine è invece il tono: scanzonato, smargiasso, a tratti irriverente, proprio come lo spirito dei Bastardi Galantuomini. Tuttavia, il punto di vista non è focalizzato su Locke, ma viene usato un narratore onnisciente magistralmente gestito e tutt’altro che noioso o stantio, che ricorda un poco quello dell’altrettanto bravo Jay Kristoff.

L’ambientazione è bellissima, con Camorr che fa da sfondo con i suoi canali e le sue imbarcazioni: una Venezia decadente, con squali ad attendere in acqua e bande di tagliagole pronte a darsi battaglia tra le strade a colpi di pugnale, asce e anche magia. E proprio come Venezia nei giorni del carnevale, Locke ammalia e stupisce con i suoi cambi d’abito, le sue maschere e le sue trasformazioni. Non se ne ha mai abbastanza.

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