La recensione de I pirati dell’Oceano Rosso, secondo capitolo delle avventure di Locke Lamora!

I pirati dell’Oceano Rosso di Scott Lynch, pubblicato da Oscar Mondadori, è il secondo capitolo della saga The Gentleman Bastard. La nostra recensione firmata dall’autrice de La Rosa Bianca, Barbara Poscolieri.

La storia di Locke Lamora continua nel secondo romanzo della saga The Gentleman Bastard: I pirati dell’oceano rosso.

Con I pirati dell’Oceano Rosso prosegue la saga dei Bastardi Galantuomini di Scott Lynch pubblicata da Oscar Mondadori. Questo secondo volume è molto diverso e al tempo stesso molto simile al primo della serie, Gli inganni di Locke Lamora. Se non lo avete ancora fatto, potete leggere la nostra recensione del primo libro. I pirati dell’Oceano Rosso è disponibile su Amazon al prezzo di copertina di 18€.

Locke Lamora e i Bastardi Galantuomini: dove li avevamo lasciati e come li ritroviamo (no spoiler)

Nel romanzo precedente, il giovane Locke Lamora e la sua banda di truffatori, i Bastardi Galantuomini, hanno avuto a che fare con le lotte intestine della criminalità di Camorr, tra chi ne deteneva il controllo, chi ha provato a prenderlo e chi ha fatto di tutto per mantenere lo status quo. Sono stati coinvolti ladri, assassini, nobili e perfino maghi, e ciascuno di loro si è ritrovato tra i piedi Locke e i suoi compagni. La risoluzione finale ha portato agli eventi narrati in questo secondo libro, I pirati dell’Oceano Rosso, con i Bastardi Galantuomini che, per ragioni che non voglio spoilerare a chi non ha ancora iniziato la serie, sono qui rappresentati solo dalla coppia Locke Lamora e Jean Tannen.

Segnati da quanto accaduto a Camorr, i due amici lasciano la città e giungono a Tal Verrar, dove organizzano un colpo degno del loro nome: infiltrarsi nella prestigiosa casa da gioco di Peccapicco e derubare Requin, il ricchissimo proprietario. Il piano dei due Bastardi Galantuomini è complesso e articolato e, come d’abitudine, finisce per ingarbugliarsi ancora di più. Mentre Requin cade pian piano nella rete dei due imbroglioni, un altro personaggio entra in gioco: Maxilian Stragos, Arconte di Tal Verrar. Stragos non solo conosce le vere identità di Locke e Jean ma li tiene anche in pugno con un ricatto che costringe i due ad obbedirgli. Messo quindi da parte il furto a Peccapicco, vengono fatti imbarcare per il Mare dell’Ottone, con l’intento di convincere i pirati ad attaccare Tal Verrar in modo che i Priori della città siano costretti a cedere il potere a Stragos stesso.

Ma abbiamo imparato a conoscere i Bastardi Galantuomini e sappiamo che è pericoloso fare accordi con loro, anche quando si ha dalla propria un vantaggio considerevole. Se gli si offre anche la possibilità di unirsi a dei pirati, che altro non sono che ladri che agiscono in mare, allora bisogna aspettarsi guai. Che arrivano, puntuali.

Gli inganni di Locke Lamora di Scott Lynch

Bastardi Galantuomini, libro uno e libro due: cosa si è perso e cosa si è aggiunto

È impossibile non paragonare tra loro i primi due libri di questa avvincente saga. Con un inizio tanto buono in termini di trama, personaggi, ritmo e qualità narrativa, questo secondo volume rischiava di deludere le alte aspettative che si ritrovava addosso. In effetti, rispetto a Gli inganni di Locke Lamora, I pirati dell’Oceano Rosso può risultare meno brillante, sia per alcune scelte narrative sia per delle sottotrame che risultano troppo deboli o addirittura superflue.

Per quanto riguarda le scelte narrative, appare inizialmente poco efficace la scelta di continuare ad alternare il filone principale con flashback e interludi. Se nel primo libro erano risultati funzionali e avevano aperto una finestra interessante sul passato di Locke, in questo secondo danno l’impressione di esistere solo per ricalcare la struttura narrativa del precedente volume. È apprezzabile l’intento di dare una coerenza anche stilistica alla serie, ma ciò che viene mostrato in questi interludi non sempre è così rilevante. A volte finisce per essere addirittura di troppo.

Come accennato, ad alcune sottotrame viene dato più spazio del necessario, con la sensazione di aver soffiato a lungo in una bolla di sapone che alla fine è scoppiata prima ancora di lasciare il bastoncino. Mi riferisco, ad esempio, al tentativo di Jean, subito dopo aver lasciato Camorr, di creare una nuova banda mettendosi a capo di brigantelli di poco conto e addestrandoli come Catena aveva addestrato i Bastardi Galantuomini.

Decisamente meglio, invece, il filone principale della storia. Anche qui si ha a volte l’impressione che si ecceda in parole. Come avviene, ad esempio, per le lunghe digressioni sulla donna di Requin, la cui rilevanza non soddisfa poi le aspettative. O la parentesi per mare prima dell’incontro con i pirati. Ma il modo in cui Locke e Jean si districano tra Requin e Stragos lascia al lettore quel senso di precarietà che lo costringe a sfogliare le pagine per vedere se i loro intrighi esiteranno in un successo straordinario o se salteranno sia il banco sia le teste dei due amici. La vera accelerata di ritmo e di eventi si ha quando entrano in scena i pirati del Mare dell’Ottone, con dei momenti di navigazione e di azione magistralmente descritti e la battaglia navale finale di cui i maestri del romanzo piratesco potrebbero essere fieri.

La storia di Locke Lamora continua nel terzo romanzo della saga The Gentleman Bastard: La repubblica dei ladri.

I pirati dell’Oceano Rosso allarga e restringe lo zoom su Locke e il suo mondo

Ma se c’è una cosa fondamentale che fa questo secondo libro è ampliare e allo stesso tempo focalizzare la visione sull’intera storia, partendo proprio dai personaggi che già conoscevamo. A un apparente ridimensionamento dei Bastardi Galantuomini si contrappone, infatti, una più vasta conoscenza dei soli due componenti rimasti. Nel primo libro abbiamo conosciuto la banda in tutta la sua vivace interezza: non solo Locke e Jaen, ma i gemelli Sanza, Cimice, il maestro Catena e persino qualche accenno a Sabetha. Qui abbiamo solo Locke e Jaen a tenere alto il nome dei Bastardi Galantuomini e, anche se si potrebbe pensare a un impoverimento, se ne guadagna in profondità.

Di Locke emergono lati e aspetti caratteriali che nel primo libro non avevano trovato spazio. Jean si guadagna l’avanzamento da spalla a coprotagonista. Non più relegato al ruolo di amico e compagno di ruberie di Locke, diventa qui un personaggio completo, sempre legato al suo capobanda ma più autonomo, a tratti scindibile da lui. Per qualche momento si ha davvero la sensazione che i due potrebbero stare in piedi, anche narrativamente, indipendentemente l’uno dall’altro. E questo significa che, se nel primo libro avevamo un unico vero protagonista, in questo secondo ne guadagniamo un altro, nonostante fossimo partiti con un numero inferiore di personaggi.

Lo stesso lavoro di restringimento e allargamento dell’obiettivo, Lynch lo fa per il mondo oltre Camorr. Una volta usciti dalla città natia, Locke e Jean ci portano in giro a visitare altri posti, a navigare per mare, a toccare isole lontane. Il mondo si amplia (e noi possiamo conoscerlo), ma nello stesso tempo si restringe quando tutta l’ambientazione si condensa tra il ponte e le cabine sottocoperta di una nave. E anche dal punto di vista più squisitamente narrativo è piacevole la sensazione degli spazi sterminati del mare contrapposta alla claustrofobia di spazi angusti come quello, ad esempio, della stanza in cui vegeta Locke dopo aver lasciato Camorr. Se nel primo libro quest’ultima era stata un’ambientazione affascinante ma costante, qui lo scenario cambia più spesso dell’identità di Locke Lamora. E tenete presente che ne I pirati dell’Oceano Rosso Locke finisce per essere almeno tre uomini diversi contemporaneamente.

Per non perdere le migliori notizie dal mondo del Fantasy e del fantastico, iscriviti alla nostra newsletter o consulta la home page!

Articoli correlati