La recensione de Il pianeta di ghiaccio – Rizor 4 vol. I, il romanzo di Andrea Scavongelli

Pubblicato da Fanucci Editore, fa il suo esordio nella fantascienza Andrea Scavongelli con un romanzo che segna l’inizio della space opera Il pianeta di ghiaccio – Rizor 4. La nostra recensione firmata dall’autrice de La Rosa Bianca, Barbara Poscolieri.

La cover de Il pianeta di ghiaccio di Andrea Scavongelli

Il pianeta di ghiaccio – Rizor 4 vol. I di Andrea Scavongelli, pubblicato da Fanucci Editore, lancia un messaggio forte e chiaro: c’è vita nell’universo della fantascienza italiana. Il volume lo potete acquistare sul sito dell’editore o su Amazon, al prezzo di copertina di 16€.

Tra i ghiacci del pianeta Rizor 4, ma non solo

Rizor 4 è un pianeta dominato dai ghiacci. Vi vive una popolazione tribale, a cui un misterioso metallo simil-senziente ha dato conoscenze e mezzi tecnologicamente avanzati: dalla medicina alle armi, il metallo sembra adattarsi ad ogni esigenza. A beneficiarne, o a farne le spese, è Rickard Hill. Evaso di prigione e fuggito nel freddo deserto di Rizor 4, ha subito fatto la conoscenza dell’altra specie vivente del pianeta oltre agli uomini: lupi. Il loro primo incontro è più uno scontro, ma è quello che dà inizio all’avventura di Rickard: un’avventura che si muove in parte tra i ghiacci del pianeta e in parte nel buio della sua mente e del suo passato, entrambi decisamente problematici.

Contemporaneamente, un militare di nome Romeo Davis combatte tra i Volmarix, supersoldati potenziati da armature con intelligenza artificiale che li rendono spietate macchine di morte. Davis si ritrova costretto a lottare non solo contro i suoi nemici, ma soprattutto contro la coercizione Volmarix, allo scopo di restare umano e difendere le persone a lui care. Ma è dall’altra parte dello schieramento che si trova il gancio per il terzo filone narrativo, quello più strettamente politico: i Volmarix sono chiamati a sconfiggere una razza aliena apparentemente invincibile, che ambisce proprio a Rizor 4. I loro guerrieri più temibili sono delle creature antropomorfe con quattro braccia e testa di leone che saranno il fulcro dell’interesse di Leonessa, subdola politicante il cui scopo è carpire i segreti del nemico.

Né Rickard Hill, né Romeo Davis sono a conoscenza degli intrighi di Leonessa, ma tutto sembra convergere tra i ghiacci del pianeta Rizor 4. Forse proprio per le strabilianti potenzialità di quel metallo?

La cover di Dune per Fanucci Editore

Sulle orme dei grandi: Dune, The Expanse e… Psycho!

C’è vita nell’universo della fantascienza italiana, dicevo. È una vita che subisce l’influenza delle grandi opere del passato, ma che sa anche adattarsi alle esigenze della narrativa moderna mescolando generi e sottogeneri del fantastico, proponendo una visione diversa dell’eroe e rinfrescando vecchi stereotipi. Partiamo proprio da questi ultimi e da quello che, tra tutti, può considerarsi il vero protagonista di questo romanzo: il pianeta. Rizor 4 è un pianeta ostico, dove la terraformazione non è riuscita benissimo a causa dei ghiacci perenni da cui è avvolto e dove vive una popolazione locale di uomini a metà tra il selvaggio e il tecnologico, allo stesso tempo arretrati ed evoluti.

Il primo grande titolo che si affaccia alla mente nominando un pianeta inospitale e una popolazione con queste caratteristiche è indubbiamente Dune, il capolavoro di Frank Herbert, con i suoi deserti popolati da vermi giganti e i Fremen, adattati al meglio per vivere in quel luogo. Allo stesso modo, gli uomini di Rizor 4 si sono adattati alla vita tra i ghiacci: la loro è una società apparentemente tribale, semplice, con sciamani e uomini-medicina, guerrieri che cavalcano lupi e saggi capotribù. Le pagine a loro dedicate danno al romanzo un’impronta fantasy niente affatto fuori luogo, che ben si sposa con la space opera e ancor di più con la parte più planetary della storia.

Ma non immaginiamoci dei selvaggi mezzi lupi paragonabili ai nostri Neanderthal, perché essi dispongono di una tecnologia all’avanguardia, un metallo vivente che li cura, li potenzia, li aiuta a sopravvivere e ci ricorda che, anche su Rizor 4, siamo in un romanzo di fantascienza. Un concetto che somiglia a quello della protomolecola della saga The Expanse di James S. A. Corey: un materiale vivente, sconosciuto ai terrestri, che fa fare il balzo in avanti a questo popolo. A sperimentarlo sulla propria pelle è Rickard Hill, un personaggio che si potrebbe definire ombroso o in chiaroscuro, ma che sarebbe più onesto dire fuori di testa. Fin dal momento dell’evasione si capisce che è molto disturbato, che ha probabilmente fatto cose orribili in passato e che ha uno sdoppiamento di personalità piuttosto inquietante (con tanto di voci nella testa e conversazioni “a due che in realtà sono uno” in stile Psycho).

La Marina Marziana di The Expanse

I Volmarix

Quanto appena descritto è ciò che mi è piaciuto del romanzo, che in realtà si compone di almeno altri due filoni, anch’essi importanti per la piena comprensione della situazione, ma che mi hanno appassionato decisamente meno nonostante alcune buone idee, come ad esempio i Volmarix, e qualche bella scena, tra tutte la discesa nella coscienza altrui. In entrambi i casi citati non siamo davanti a picchi di originalità. I Volmarix sono soldati potenziati da armature dotate di intelligenza artificiale che ricordano molto da vicino la Marina Marziana in The Expanse.

La scena dell’incontro/scontro tra coscienze si può trovare sia in romanzi cyberpunk sia in romanzi in cui questo contatto avviene non tanto attraverso la tecnologia quanto con elementi più trascendentali. Ma, a mio avviso, non è importante avere per primi un’idea, è importante sfruttarla al meglio delle sue potenzialità per la funzione che deve svolgere nella storia. E qui questo viene fatto molto bene.

La politica “debole”

Il problema più rilevante, in un romanzo che mantiene comunque un ottimo ritmo dall’inizio alla fine e che sa alternare bene azione e introspezione, è la parte politica. Con uno scacchiere grande quanto l’universo, il gioco politico è necessariamente complesso e, sebbene in un romanzo sia in parte anche auspicabile una semplificazione che consenta al lettore di non perdersi in mille sottotrame, il rischio qui è un’eccessiva banalizzazione del contesto sociopolitico nel quale ci si trova. In una space opera bisogna superare i concetti di governo nazionale e persino di governo planetario per dare vita a un sistema interplanetario in equilibrio più o meno solido.

Di tutto questo ho sentito un po’ la mancanza. Si capisce che è stata creata una sorta di Unione, ma non mi è risultato chiaro, ad esempio, neanche quali pianeti del sistema solare o extrasolare ne facciano parte (pianeta di ghiaccio compreso) e quali siano i rapporti di forza tra loro. All’atto pratico, la scena politica viene presa dal personaggio di Leonessa e questa scelta, comprensibile dal punto di vista narrativo proprio per la necessità di semplificazione di cui sopra, porta il romanzo su un piano spiccatamente individuale, con i singoli personaggi (Rickard Hill, Romeo Davis, Leonessa) a prendere il sopravvento sulle complessità che incarnano.

Il pianeta di ghiaccio di Andrea Scavongelli

Appendici de Il pianeta di ghiaccio

Anche forse per ovviare a questo problema, a fine romanzo sono state inserite delle appendici che approfondiscono alcuni aspetti tralasciati durante la storia. Per qualche ragione misteriosa, note e appendici spaccano sempre il pubblico di lettori tra chi le considera assolutamente necessarie per una maggiore comprensione della storia e chi le detesta come se non valessero l’inchiostro con cui sono scritte.

Ora, mi guardo bene dall’entrare nel merito della faccenda, ma mi sento di poter dire che qui possono essere prese esattamente per ciò che sono: note e appendici. Il romanzo non ha bisogno di spiegazioni aggiuntive per essere compreso e vi risulterà godibilissimo anche se deciderete di non leggerle. Se però avete l’esigenza o il desiderio di scoprire qualcosa in più ecco che nelle pagine finali potrete togliervi qualche curiosità. A meno che voi non abbiate il formato in audiolibro de Il pianeta di ghiaccio: come anche per altri romanzi, non solo quelli pubblicati da Fanucci, le appendici non sono state inserite. Comprensibilmente, aggiungo io.

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